Campo estivo Togo 2024 – Yokélé
Agosto 2024
di Giuliana
Decido di raccontare la mia esperienza di volontariato in Togo attraverso quattro aggettivi che custodiscono le emozioni più intense e profonde che ho vissuto durante la mia permanenza che così definisco:
ARRICCHENTE
Perché non ho solo dato qualcosa di me: ho ricevuto molto di più. Ho raccolto lezioni di umiltà, resilienza e speranza, sguardi che raccontavano storie di forza silenziosa, mani che insegnavano senza parole. Le persone che ho incontrato hanno lasciato impronte indelebili nel mio cuore, cambiando per sempre il modo in cui vedo il mondo.
AUTENTICO
Perché è stata un’esperienza profondamente vera. Anche nelle sue sfumature più difficili, nei silenzi carichi di significato e nelle fatiche condivise, ho trovato una bellezza sincera, spoglia di ogni artificio. È lì, nella semplicità del quotidiano, che ho imparato il valore dell’adattamento, della gratitudine, della presenza.
INTROSPETTIVO
Perché questo viaggio non è stato solo verso un luogo, ma dentro di me. Mi ha portata a riconsiderare le mie priorità, a fare i conti con i miei limiti e le mie fragilità. In un contesto tanto diverso da ciò che conoscevo, mi sono scoperta nuova, diversa, più consapevole. Mi sono ascoltata, forse per la prima volta davvero.
RESPONSABILE
Perché ho capito che ogni gesto, anche il più piccolo, può lasciare un segno. E che agire con leggerezza o presunzione può ferire, anche senza volerlo. Ho imparato a considerare l’altro non secondo i miei occhi, ma nel rispetto della sua sensibilità, dei suoi tempi, della sua storia.
Durante il mio viaggio di volontariato in Africa ho capito che aiutare non significa offrire soluzioni preconfezionate. Significa mettersi in ascolto, spogliarsi dell’ego, e farsi piccoli per entrare in punta di piedi nella vita dell’altro. È stato un cammino fatto di incontri, di mani intrecciate, di silenzi condivisi e sorrisi che parlavano una lingua universale.
Ho imparato che l’efficacia non sta nella forza, ma nella delicatezza con cui si accolgono le differenze. Che il rispetto delle risorse e delle tradizioni locali è il fondamento di ogni azione giusta.
Questo percorso mi ha insegnato a guardare senza filtri, a mettere da parte i pregiudizi, a lasciarmi cambiare. Non sono stata una salvatrice: sono stata un’alleata. Ho camminato al fianco di chi conosce profondamente la propria realtà, imparando che la vera forza nasce dalla condivisione, non dal comando.
Ed è lì, in quella comunione autentica, che ho trovato il senso più vero del “dare”.