Racconti di Viaggio

Alessio, un volontario che con Oltre i Confini onlus ha partecipato a diversi campi di volontariato, ha deciso di ritornare in Senegal per un viaggio con amici.

Quando il Mal d'Africa chiama...

Volentieri pubblichiamo il suo racconto.

 

 

Come promesso ecco un riassunto del viaggio dai nostri amici Senegalesi!
Dunque, cominciamo col dire che dopo questa esperienza, spostandosi da un quartiere all’altro, sono diventati un mago di Dakar a tutto tondo, dalla periferia al centro :D

Sostanzialmente in Dakar abbiamo avuto due “Basi Principali”: una a Bopp (quartiere a metà strada tra lamine e il centro) e la nostra solita a Ben Barack/Malika.

A Bopp c’era la famiglia di un ragazzo, Latir, che abitava a Novara di cui Enrico (il fotografo), era grande amico. Come al solito grande è l’ospitalità dei Senegalesi. Ci hanno accolto subito benissimo e abbiamo passato il capodanno in allegria tra un numero esagerato di persone che andavano e venivano per far gli auguri e per conoscere i tre toubab.

In poco tempo ci siamo resi conti di trovarci nella famiglia più “importante” del quartiere e che le storie raccontate da Latir per tutto il novarese era vere; difatti in salotto troneggiava una gigantografia del padre Marabù (Guida spirituale), che poi abbiamo scoperto aver ricoperto numerose cariche pubbliche (Sindaco, Governatore, Parlamentare).

La nostra guida in quella circostanza è stata Gaston (fratello di Latir). Persona cordiale e decisamente pacata, adattissima al ruolo di Marabù ereditato dal padre. Sempre disponibile ad aiutarci, e consigliarci. Solo a volte si estraniava per consulenze telefoniche spirituali dalla durata interminabile J

Ovviamente ho parlato a tutti dell’esperienza della scuola Fabrizio et Cyril, di Lamine, degli insegnanti ecc.. Ne ho parlato anche al figlio di Gaston, giovane rampante stile Nouvelle Afrik, che lavora a stretto contatto col presidente Sall. E’ sembrato molto interessato del progetto, ma si sa come sono i politici eheheheh….

Oltre al saluto emozionante coi cari vecchi amici, il nostro incontro con Ben Barack è stato grandioso grazie al piatto di manzo più buono di tutto il Senegal (ristorante di fronte al benzinaio). Durante il pranzo ho provato a chiamare un po’ di numeri che avevo in memoria… mi risponde Andreino. Tre minuti dopo ed è lì con noi seduto al tavolo. Adoro questa cosa molto africana, dove tutti lasciano quel che stanno facendo per dare priorità alle persone!

Torniamo a scuola, la mente alla spiaggia di Malika, ma tra noi e la distesa di granelli si frappone il tè!!! E un rigido Sadibou (che adoro) che ci ricorda (intima?) che il tè è da prendere tre volte: c’est la tradition!

Arrivata sera, arriviamo a Malika, non da Chez Lulu perché a quanto diceva Lamine invaso dagli alcolisti. Lamine non si contradice mai!

Il giorno dopo andiamo in solitaria a Saint Luis. Ecco, NON PRENDETE MAI I BUS!!! 10 ore di viaggio per fare 180km, 2 piccoli incidenti con una capra portata al PS in codice giallo, e un costo che poi si rivelerà solamente di 1000Fcfa inferiore ai 7 posti.

Saint Luis è una città tenuta molto bene, la parte più caratteristica è il quartiere dei pescatori. E l’unico posto dove abbiamo incontrato un po’ di turisti, ma eravamo gli unici “toubab” che si incamminavano per le vie come i comuni normali. La maggior parte degli altri “bianchi” si limitavano a giri in calesse ricordando un po’ il passato coloniale (quando Sain Luis fu capitale) diventando tema di nostra simpatica derisione (gli gridavamo EHI, TOUBAB!)

Rientrati a Dakar scopriamo che i battelli per la Casamance sono pieni, con grande tristezza rimandiamo la visita ad altro viaggio.
Decidiamo allora di andare in quella che viene definita la petit Casamance, il delta del Salum nella regione di Sine Saloum. Per arrivarci solita divertente confusione. Stazione dei bus a Pinkie, contrattazione e partenza, sta volta con una Peugeot 505 sgarupata. NON PRENDETE I SETTE POSTI! 4 ore con un autista giovanissimo che guidava manco fosse la Parigi Dakar… gli autisti sono pagati a viaggio e il loro compenso è proporzionale ai km percorsi... il mio consiglio è di optare per gli autisti più anziani, sono più tranquilli, e poi se sono arrivati a quell’età un motivo c’è :D

Tappa di una notte a Kaolak ed il giorno dopo arriviamo a Toubacouta. Ci aggiriamo per quello che è a tutti gli effetti un piccolo villaggio. Troviamo un piccolo museo (pochi pannelli che spiegano la storia di quella che è una riserva marina). L’uomo, gentile ovviamente, ci offre la possibilità di cenare e dormire in un villaggio su un isola per 17.000 Fcfa. Acconsentiamo. La cosa carina è che la quota viene suddivisa per i 13 villaggi della riserva.
Dei ragazzi con degli scooter ci accompagnano alle piroghe. Da li risaliamo il fiume per circa mezz’ora tra mangrovie e natura incontaminata.
Arrivati sull’isola ci attende un ragazzo Sérére che ci accompagnerà al villaggio di Bambung. Attraversiamo l’isola a piedi (potevamo anche aspettare 20 minuti un carretto ma sapete la fretta europea) e arriviamo a questo villaggio di capanne con elettricità ricavata da piccoli pannelli fotovoltaici e acqua scaldata in piccoli contenitori sopra il tetto lasciati alla luce del sole (che in Senegal non manca 30-35° a Gennaio). Nel tragitto ci viene detto che il posto è sicuro… basta fare attenzione alle IENE! Purtroppo non è facile spiegare il paesaggio che avevamo davanti, ma tanto molti di voi possono capire J

Ci servono una buona cena fatta di ostriche (grigliate) e patate e fagioli. Al ritorno nella totale oscurità, mentre ammiriamo il cielo africano, un rumore tra i cespugli, (Attenti alle IENE…) le indicazioni che ci avevano dato era di far finta di niente e proseguire per la stessa direzione… e come no, magari ci scambio anche due chiacchiere da bar con la IENA… sarà stato anche un facocero, ma noi pavidi europei il passo l’abbiamo aumentato eccome.

Il giorno dopo chiediamo al ragazzo Serere se potevano essere quelli i versi delle Iene, allora lui parte con una storia stile Amaro Montenegro… c’era una iena da salvare, l’han trovata bloccata sulla spiaggia… il racconto finisce, dopo numerose bastonate, con un pranzetto a base di iena. E meno male che siamo in una riserva naturale ehehehe!!! Ma c’est l’Afrique mon ami!

Ritornati a Dakar abbiamo anche trovato un lavoro come fotografi all’apertura di un atelier di moda (parafrasando qualche istrione nostrano siamo andati a rubare il lavoro, ma al contrario J ); Un albergo extra lusso che come è facile immaginare ci ha trasmesso la tristezza nel vedere come così vicino coesistano situazioni così diverse.

E con questo direi che concludo che vi ho annoiato abbastanza!!! Come sempre l’Africa è l’Africa e non ce n’è per nessuno!

Alessio Piccin